Non Sono Un Numero

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L’epidemia e la sua cronaca lette attraverso la sensibilità e la non banalità di Luigi Ambrosio. Uno sfogo, un urlo che accomuna tanti, un urlo affatto isterico, ma, anzi, equilibrato, fondato su un Umanesimo che sembra, talvolta, nel nostro martoriato paese, perso.

Ore 18. Il capo del dipartimento della protezione civile, unitamente ad illustri professori iniziano a propinare i numeri del giorno della pandemia : contagiati, ricoverati, quelli in terapia intensiva, dimessi, guariti, deceduti.

Seguono intollerabili approssimative spiegazioni sull’arrivo del picco tra una, due o tre settimane. Improvvisamente cambia tutto: siamo su un plateaux, di qui una serie di sedute per determinarne la durata. Seguirà comunque la discesa.

Considero le ore 18 da oltre un mese il momento della giornata di maggiore inquietudine ed inizio a preoccuparmi seriamente. Costoro sono gli stessi che ci hanno fatto trovare disarmati.

Ma li paghiamo? Quanto percepiscono? Più o meno dello stipendio del primario di rianimazione dell’ospedale di Lodi?

Sono i numeri delle ore 18 ad essere particolarmente insopportabili, sia perché purtroppo elevati, sia perché costituiscono la mistificazione della realtà. Quei numeri sono persone, esseri senzienti, figli, genitori, nonni.

Tantissimi si sono ammalati di Covid 19, ma molti non lo sapranno mai, né se sono fortunosamente guariti, né se deceduti; eppure tutti sono stati malati con febbre forte, tosse, dolori, ossigenazione polmonare al limite del sopportabile, chiusi nelle loro case. I più fortunati con un familiare che disperato ha cercato, spesso con l’aiuto del medico di famiglia, di ottenere un tampone o un ricovero salvatore che non arriverà mai o se arriverà sarà troppo tardi.

L’inefficienza nel sistema dei ricoveri, a volte, cela la necessità di decongestionare gli ospedali, che troppo pieni non si possono permettere il ricovero di altri malati, per cui al malcapitato non resta che rimanere a casa affidato alla sola buona sorte e per i più fortunati credenti al buon Dio .

Dopo tutto sono solo numeri, anzi questi “non tamponati“ non acquistano nemmeno la dignità di essere un numero, non rientrando in alcuna graduatoria.

Caro capo del dipartimento della protezione civile riuscirà mai a comprendere che alle 18 si rivolge anche ad un pubblico di “numeri”, cui è stato negato completamente il diritto alla salute, per spiegargli che giunti all’apice del dolore sul plateaux, prima o poi si scenderà. Come dalle montagne russe con la testa frastornata, solo che qui la vicenda è seria, ma lo è soprattutto per quei “numeri” che disperatamente anelano di ritornare ad essere considerati persone, solo semplici persone.

Esseri umani che come lei avrebbero voluto avere la possibilità di fare tempestivamente un tampone, e probabilmente la possibilità di ricevere una terapia antivirale che ai semplici ”numeri“ è negata. Un po’ come è accaduto al segretario di partito che ha saputo farsi un tempestivo tampone e le giuste cure in una clinica, con la serenità di avere, se necessario, un posto in ospedale per se ed i suoi; eppure il segretario ha contribuito alla diffusione del virus in tempi già gravi, facendo infettare quei “numeri“ che creduloni continuavano a fare mortali aperitivi.

Valutando gli accadimenti rilevo che nella contesa tra le parti il virus si è comportato in modo galante.

In effetti, non è comparso improvvisamente come un inaspettato ospite che d’improvviso appare innanzi all’uscio di casa mentre frettolosamente ti appresti a partire per una piacevole vacanza. No, il virus si è fatto annunciare a gran voce e tempo prima.

Il suo arrivo era previsto, anzi prima di partire per l’Italia ha inviato ogni sorta di messaggio, che pure era stato recepito, tanto da essere inserito nell’elenco degli imminenti ospiti con tutta la sua devastante forza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 01/02/2020, che pubblicava la delibera del Consiglio dei Ministri del 31/01/2020, la quale decretava lo stato di emergenza per il rischio sanitario derivante dal virus .

Il virus ci ha concesso il tempo per preparargli una giusta accoglienza . Ma evidentemente tutti i consulenti professori emeriti, l’Istituto Superiore della Sanità, il Premier, i Ministri, le commissioni della Camera, del Senato, delle regioni, i vari Presidenti che abbondano, tutti si sono distratti intenti a giocare con i “numeri”.

E così è andata a finire che ”i numeri“ si sono trovati soli e nudi innanzi all’invisibile nemico. Meno di cinquemila posti di rianimazione per una popolazione di oltre sessanta milioni di “numeri“, di questi cinquemila posti in terapia intensiva i due terzi nel Nord del Paese.

Il virus oltre ad essere galante è stato a suo modo magnanimo, perché si è presentato in Italia prima nei luoghi dove ha trovato una, seppur minima, capacità di reazione e resistenza eroica. Se si fosse presentato prima in Campania, Puglia, Calabria o Sicilia avrebbe disseminato la morte abbattendo i “numeri” con la stessa forza di una mietitrice in un campo di grano, senza trovare innanzi a se alcun ostacolo ad impedirgli l’orrenda opera, se non il meraviglioso senso del dovere e la forza straordinaria degli operatori sanitari, anche essi inconsapevoli “numeri” .

Presidente del dipartimento della protezione civile vorrei solo farle presente che il virus ha girato e gira tra i “numeri” da molto tempo prima che iniziasse la giostra, inghiottendo molti più “numeri” di quelli annunciati giornalmente. Le chiedo solo un po’ di onestà innanzi ad una tale catastrofe determinata prevalentemente dalla assoluta inadeguatezza degli uomini preposti a tali evenienze. D’altra parte è tutto un circo, dove a cadere sono solo i ”numeri ”.

Oggi il nemico da combattere è senza dubbio il virus, ma ben più dannosi sono coloro che ritengono che la collettività sia costituita da “numeri” e non da esseri umani nel loro semplicemente essere.

Numeri sacrificabili, idonei ad essere inseriti in questa o quella percentuale che ovviamente cambia a seconda dei parametri adattati al momento.

Il fatto è che sono stanco di essere un fottutissimo numero o una pecora di Johonsoniana memoria in un immenso gregge alla ricerca della immunità.

Per un nuovo umanesimo, io sono ostinatamente Luigi Ambrosio.

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