Economia Criminale: il fenomeno delle ecomafie e il traffico dei rifiuti

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Raccogliere e smaltire rifiuti ha un costo. Un costo spesso non sopportato dai soggetti che producono questi rifiuti. Da qui l’interesse della criminalità, soprattutto nell’Italia meridionale e in particolare in Campania, a intervenire in tale processo…

Come e perché le mafie si occupano di rifiuti?

Per rispondere a questa domanda occorre fare una premessa di carattere generale, che attiene alle strategie del crimine organizzato.

Ma prima partiamo dall’analisi che riguarda le condizioni socio-territoriali che hanno favorito la penetrazione delle mafie (e, in particolare, della camorra) nel settore dei rifiuti.

E’ evidente che si tratta di una questione che non può essere confinata in una dimensione locale e che non è nemmeno soltanto di portata nazionale: come detto, il problema dello smaltimento dei rifiuti è uno dei massimi problemi che riguarda il mondo industrializzato nella sua globalità, che non sa risolvere come smaltire a costi sostenibili le scorie di ciò che produce e consuma, senza intaccare l’ecostistema.

Ed allora, se smaltire rifiuti nell’osservanza delle procedure formalizzate nelle legislazioni di settore diviene un costo ritenuto eccessivo per l’industria o l’impresa, ci si rivolge alla criminalità organizzata, si cerca il servizio che offre la mafia.

In altre parole, il mercato viene ad essere determinato perché c’è innanzitutto una domanda di servizi illegali (o criminali) da parte di imprese che hanno necessità di smaltire rifiuti pericolosi e tossici. La criminalità organizzata interviene non perché disponga di una straordinaria qualità imprenditoriale, ma perché sa muoversi sul terreno dell’illegalità, attraverso la corruzione o la violenza (i mafiosi sono stati definiti, non a caso, imprenditori della violenza).

Come si è evidenziato nel corso di varie indagini, rilevanti interessi della criminalità organizzata sono stati riscontrati nel settore del traffico illegale dei rifiuti. La camorra ha intercettato la pressante domanda di imprenditori e industriali di procedere allo smaltimento dei rifiuti speciali o tossici a basso costo, mettendo a disposizione un “pacchetto completo”: ricezione dei rifiuti, trasporto, smaltimento, rendicontazione contabile e documentale attestante la legittimità delle procedure eseguite. La notevole disponibilità di mezzi per il trasporto e di ditte compiacenti, la consapevolezza di poter agire nel territorio della provincia di Napoli e di Caserta senza eccessivi controlli, e la concreta possibilità di sversare in terreni abbandonati o di proprietari compiacenti, in cave o in discariche predisposte per il solo deposito dei rifiuti solidi urbani, la capacità di falsificare fatture, bolle di accompagnamento e documenti, hanno consentito la predisposizione di un servizio assai appetibile per gli imprenditori industriali, interessati a smaltire a basso costo e senza eccessive formalità burocratiche.

tutti ricavano un guadagno…

In un sistema in cui tutti ricavano un guadagno: l’imprenditore industriale perché riesce a smaltire a prezzi dimezzati, con tanto di documentazione certificante lo smaltimento, l’imprenditore del trasporto perché si garantisce inimmaginabili volumi d’affari, il camorrista perché ricava una fonte irripetibile di guadagno costante (i rifiuti non finiscono mai), lontana dagli ordinari controlli delle forze dell’ordine, generalmente impegnate a reprimere i reati “violenti” del clan (estorsioni e fatti di sangue).

UN PACCHETTO COMPLETO DI SERVIZI CRIMINALI

Questo pacchetto completo, dunque, è stato fornito grazie a due modalità operative che qualificano la condotta illecita: la cd. declassificazione documentale dei rifiuti e la emissione e utilizzazione di fatture false.

La declassificazione documentale consiste nel far perdere, solo dal punto di vista delle certificazioni, progressivamente al rifiuto la sua natura originaria, per farlo giungere a discarica con le caratteristiche, fittiziamente documentate che ne consentono lo smaltimento. Attraverso il “giro bolla” o la “triangolazione” i rifiuti transitano da uno stoccaggio all’altro o da un impianto all’altro di più regioni, fino a giungere al sito di smaltimento finale come idoneo al trattamento e alla ricezione. Il rifiuto naturalmente non cambia, non è trattato e non subisce alcuna reale declassificazione; ciò che cambia sono i documenti che lo accompagnano nel lungo viaggio da una regione all’altra del Paese. Alla fine lo smaltimento avviene in violazione della normativa.

E’ necessaria anche una costante emissione e l’utilizzazione di fatture false, necessarie per la conduzione illecita degli impianti di trattamento rifiuti.

La domanda sul perché le mafie si occupino di rifiuti può essere specificata, se vogliamo condurre l’analisi più a fondo: perché la camorra si interessa dei rifiuti? E perché se ne interessa in misura senz’altro maggiore rispetto a Cosa Nostra e alla ‘ndrangheta?

Sono stati indicate due ragioni, che sono tra esse complementari, e che non ne escludono altre. In primo luogo, la posizione geografica della Campania, la presenza di infrastrutture più moderne, rendono questa regione molto più accessibile, rispetto alla Sicilia e alla Calabria, alle regioni del centro-nord dove hanno sede le imprese che intendono smaltire scorie tossiche in modo illecito (logica geo-criminale). In secondo luogo, i clan camorristici (e le cosche casertane prima di tutte) hanno avuto per lunghi anni il controllo assoluto delle cave, manifestazione – a sua volta- dell’egemonia malavitosa nel mercato del calcestruzzo e, più in generale, nelle speculazioni edilizie, dove le imprese colluse con la camorra hanno saldato stabilmente i propri interessi con le strategie criminali.

“Dotto’, ‘a munnezza è oro!”

Vorrei concludere con una citazione: “Dotto’, ‘a munnezza è oro!”

Con questa colorita espressione, un camorrista napoletano divenuto collaboratore di giustizia, Nunzio Perrella, già negli anni 90, con un sorriso beffardo, iniziava la sua narrazione ai magistrati napoletani sulle potenzialità economiche dell’affare rifiuti per la criminalità organizzata.

Quella affermazione, all’epoca considerata folcloristica e suggestiva, si è rivelata, con il trascorrere degli anni e il susseguirsi delle indagini, particolarmente veritiera e capace di dipingere con poche parole un quadro di inquietante commistione fra criminalità organizzata, imprenditoria, politica, malaffare.

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Francesco Soviero
Magistrato dal 92, è stato giudice prima a Trapani e poi a Nola; dal 2002 è in servizio presso la Procura della Repubblica di Napoli (ha la qualifica di magistrato di Cassazione ed esercita le funzioni di sostituto procuratore). E' stato titolare di numerosi procedimenti penali per reati di criminalità comune, criminalità economica e informatica, per reati contro la pubblica amministrazione. Ha maturato anche esperienze in materia di antiterrorismo e in materia ambientale. Ha diretto indagini internazionali, principalmente in materia di narcotraffico e di criminalità organizzata transnazionale e tratta di esseri umani, nonché a carico di associazioni finalizzate ad attività continuative organizzate per l’effettuazione di illecite attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio di rifiuti. Tra il 2007 e il 2017 è stato assegnato alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli: ha avuto modo di maturare significative esperienze nel settore relativo ai reati di criminalità organizzata, riuscendo a ricostruire e disarticolare la struttura militare ed economica di diverse associazioni mafiose campane attive nel distretto e a condurre indagini che hanno portato all’arresto e poi alla condanna di numerosi soggetti ritenuti responsabili di gravi delitti, coordinando l’attività di diversi uffici di polizia giudiziaria specializzata in indagini particolarmente complesse in tale settore. In alcuni procedimenti ha svolto indagini e ha accertato l’infiltrazione della criminalità organizzata in alcuni enti locali. E’ consulente della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illeciti connesse al ciclo dei rifiuti, istituita con L. n.100/18. Svolge attività scientifica ed extragiudiziaria: ha collaborato con riviste giuridiche; relatore e docente in convegni e corsi in materie giuridiche, economiche e tributarie; dal 2002 al 2012 è stato docente a contratto, prima in diritto tributario, poi in diritto penale e diritto processuale penale, e poi componente del Consiglio Direttivo della Scuola di Specializzazione per le professioni legali dell’Università Federico II di Napoli per il quadriennio 2014-2018.

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